Linee guida

Linee Guida per gli Atenei

 

Le università sono spazi sociali dove si riflettono e si riproducono modelli comportamentali che perpetuano le disuguaglianze di genere (Cois, Naldini & Solera, 2023; Naldini & Poggio, 2023; Rosa & Clavero, 2022; Murgia & Poggio, 2020; Poggio, 2018; Cerva, 2017). Tali istituzioni non si limitano a rispecchiare le norme di genere vigenti, ma contribuiscono anche a plasmarle, attraverso meccanismi istituzionali e culturali nei quali il genere gioca un ruolo determinante nel mantenimento di una gerarchia sociale (Acker, 1990; Rosa, Drew & Canavan, 2020).
Negli ultimi anni, un corpus crescente di ricerche ha evidenziato come la violenza di genere costituisca un problema sistemico diffuso nell’istruzione superiore e nella ricerca, con ripercussioni significative per le istituzioni, gli individui e la società nel suo complesso. Questo fenomeno emerge con particolare incisività tra coloro che occupano posizioni precarie o poco tutelate all’interno dell’accademia, accentuando forme di vulnerabilità e di esclusione (Mergaert, Linková & Strid, 2023; Blazyte & Pilinkaite Sotirovic, 2023; Humbert et al., 2022; Bondestam & Lundqvist, 2020; Anitha & Lewis, 2018) rendendo possibili e talvolta implicitamente tollerate pratiche di violenza (Connell, 1996). 

Tale quadro empirico si colloca in un contesto normativo europeo e internazionale che riconosce la violenza contro le donne e la violenza di genere come violazioni dei diritti umani e forme di discriminazione strutturale. In particolare, la Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa obbliga gli Stati ad adottare misure integrate di prevenzione, protezione, sostegno e perseguimento (artt. 12, 18 e 20), promuovendo un approccio istituzionale coordinato e basato sui diritti umani. Più recentemente, la Direttiva (UE) 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica ha rafforzato il quadro giuridico dell’Unione europea, introducendo standard minimi comuni in materia di prevenzione, tutela delle vittime, accesso ai servizi di supporto e obblighi di formazione e sensibilizzazione, con implicazioni dirette anche per le istituzioni dell’istruzione superiore in quanto luoghi di lavoro e di formazione.

Tra gennaio e maggio 2022, il progetto europeo UniSAFE ha condotto un’indagine su larga scala in 46 università e organizzazioni di ricerca di 15 paesi europei, raccogliendo oltre 42.000 risposte da studenti e personale accademico[1]

Si tratta della più ampia rilevazione mai realizzata nell’Area europea della ricerca sul tema della violenza di genere in ambito accademico. Il 62% delle persone partecipanti ha dichiarato di aver subito almeno una forma di violenza di genere nel proprio percorso accademico o professionale. La forma più diffusa è la violenza psicologica (57%), seguita dalle molestie sessuali (31%), dalla violenza fisica (6%), dalla violenza sessuale (3%), dalla violenza economica (10%) e dalla violenza online (8%). L’indagine mostra come l’incidenza della violenza sia maggiore tra persone appartenenti a gruppi minoritari: il 72% di chi ha disabilità o malattie croniche, il 69% di chi appartiene a minoranze etniche e il 68% delle persone LGBTQIA+ ha riportato almeno un episodio di violenza. Solo il 13% delle vittime ha scelto di denunciare quanto accaduto; tra chi non ha denunciato, il 47% ha dichiarato incertezza sulla gravità dell’episodio e il 31% non lo ha riconosciuto immediatamente come atto di violenza.

Abbiamo, dunque, elaborato un primo insieme di linee guida che intendono offrire uno strumento di supporto e orientamento, nella consapevolezza che esse non si configurano come un quadro esaustivo ma come un dispositivo volutamente aperto e in progress, pensato per essere arricchito e integrato nel tempo anche a partire dai suggerimenti e dai contributi ricevuti.

 

Linee guida per gli atenei (download)

 

  • Assumere la dimensione di genere e la prevenzione della violenza come contenuto trasversale nei corsi di formazione per il personale docente e TAB.

     

  • Prevedere l’inserimento di moduli, insegnamenti o unità didattiche dedicati al tema della violenza di genere all’interno di diversi corsi di studio, con particolare attenzione ai percorsi giuridici, medici, psicologici, educativi, sociali e STEM, al fine di garantire che la formazione degli/delle studenti includa competenze adeguate per il riconoscimento, la prevenzione e il contrasto del fenomeno, in un’ottica di integrazione curricolare.

     

  • Implementare, tra ottobre e dicembre, "lezioni diffuse" sul tema della violenza maschile sulle donne,, ospitate nel proprio orario di lezione da docenti di tutti i dipartimenti, finalizzate a una prima sensibilizzazione sul tema e alla promozione dei servizi di ateneo.

 

  • Individuare un* delegat* de* direttor* alla violenza, alle pari opportunità e alle differenze in ciascun dipartimento dell'ateneo con un ruolo di promozione, sensibilizzazione e comunicazione con i diversi organi.

     

  • Creazione di una Struttura di Ascolto (sportello) dedicata al sostegno alle vittime delle diverse forme di violenza di genere (e per identità di genere e per orientamento sessuale) sia all’interno della realtà universitaria sia in altri contesti, agite da parte del personale di ateneo, da familiari, da conoscenti o da sconosciuti. Lo sportello lavorerà in sinergia con il Centro di Ricerche/Osservatorio e con la commissione di Ateneo sulla violenza di genere in Ateneo, con i CUG e i CPO, e sarà gestito dai Centri Antiviolenza accreditati presenti sul territorio. Il servizio, al fine di garantire massima riservatezza, dovrà contare su almeno due sedi distinte e saranno a disposizione dell’utenza una mail e un numero di telefono di riferimento per organizzare adeguatamente gli appuntamenti presso lo Sportello.

     

  • Creazione di un osservatorio e centro di ricerca sulla violenza di genere che si occupi della raccolta e analisi dei dati relativi all’emersione e alla presa in carico dei casi di violenza da parte dei servizi di Ateneo, delle figure coinvolte e degli esiti, che si occupi della supervisione e dell’organizzazione di laboratori, iniziative e corsi di formazione e insegnamenti sul tema all’interno dell’Ateneo e sul territorio (quarta missione), di supportare e/o raccogliere lavori di tesi e di ricerca sul tema svolti all’interno dell’Ateneo e con la possibilità di erogare tirocini interni. 

     

  • Istituzione di una cabina di regia composta da persone esperte sulla violenza di genere, sulle sue forme e sulle conseguenze. Il gruppo, a mero titolo esemplificativo, può essere composto da rappresentante CUG o suƏ delegatƏ; presidente CPO o suƏ delegatƏ; consigliera di fiducia; rappresentante sportello antiviolenza di ateneo.

     

  • Redigere, o aggiornare, regolamenti e protocolli (dietro consulto della Cabina di Regia suddetta e del personale interno esperto) che elenchino in modo chiaro quali condotte siano da considerarsi come forme di violenza e quali procedure e servizi siano disponibili per l’emersione e la presa in carico dei casi. Tali protocolli e regolamenti devono essere accettati al momento dell’ assunzione e della presa di servizio da parte di tutto il personale (compreso quello a incarico, a progetto, legato a borse di ricerca/lavoro, a contratto, per fare qualche esempio).

    La Cabina di Regia propone accordi e protocolli con realtà e servizi presenti sui territori, finalizzati a promuovere e sostenere attività di formazione e sensibilizzazione, gestione dei casi, previsione di spazi sicuri (per esempio, posti letto in case rifugio), individuando altresì le voci di spesa dedicate all’interno dei bilanci di ateneo.

     

  • Di concerto con gli enti di diritto allo studio, prevedere agevolazioni/borse di studio per studenti che hanno subito violenza e orfani/e speciali e prevedendo fondi di ateneo per la copertura legale per vittime di violenza.

     

  • Prevedere la possibilità, su indicazione dell’Area Risorse Umane e d’intesa con il CUG, di modificare temporaneamente la sede di lavoro/ufficio e di attivare forme di smart working totale — non solo per la persona che ha subito il fatto, ma anche, ove necessario, per i presunti autori — quale misura organizzativa di tutela e prevenzione.

     

  • Rimozione temporanea cautelare da incarichi che prevedano contatti con vittime e potenziali vittime, anche attraverso l’implementazione dello smart working totale.

     

     

Suggerimenti pratici: come comportarsi e cosa evitare nel caso si sospetti o si venga a conoscenza di casi di violenza di genere in Accademia

 

 

Per il personale di Ateneo

 

Don’t: 

Non concentrare la diffusione delle informazioni solo nel periodo di avvio dell’anno accademico.

Non obbligare la vittima ad azioni legali o disciplinari contro la sua volontà. In particolare, non imporre incontri conciliativi o mediazioni tra vittima e presunto aggressore

Non minimizzare o liquidare il vissuto della vittima

Non attribuire colpe alla vittima.

Non porre domande intrusive o che suggeriscano alla vittima di non essere creduta. Il ruolo di chi ascolta è quello di offrire sostegno, non di giudicare la veridicità del racconto.

Non spingere per un rapido accordo: tali proposte possono esporre la vittima a ulteriore stress o intimidazione

Non fare differenze di trattamento in base al ruolo o allo status: ogni componente dell’università ha diritto di essere tutelato allo stesso modo. 

Non usare il racconto della vittima in modo improprio (ad es. raccogliendo prove senza informarla) e non diffondere informazioni sui fatti se non strettamente necessario e consentito.

 

Do: 

Fai sì che le norme siano accessibili da reperire per studenti e dipendenti. 

Adotta un approccio centrato sulla vittima: ascolta senza giudizio, rispetta i tempi e le decisioni del soggetto coinvolto e garantisci confidenzialità. È fondamentale informare la persona coinvolta di ogni passo e ottenere sempre il suo consenso prima di intraprendere azioni

Garantisci un ascolto empatico e privo di (pre)giudizi

Garantisci sicurezza fisica

Offriti di accompagnare la vittima allo sportello 

 

Per collettivi e associazioni studentesche

 

Do: 

Ascolta con empatia e senza giudizio chi confida di essere vittima di violenza. 

Mostrati disponibile (es. “Sono qui per te, vuoi parlarne?”)

Offri aiuto concreto: accompagnare la persona agli uffici competenti, aiutarla a trovare informazioni o supporto specialistico.

Riconosci la gravità dell’accaduto e rassicura che la colpa non è della vittima.

Contribuisci a creare un ambiente rispettoso e inclusivo: correggi scherzi di cattivo gusto o linguaggio sessista quando li senti. 

Segnala ad altre persone (sportello antiviolenza, commissione, responsabile di dipartimento, docenti, associazioni studentesche) se noti schemi di discriminazione o abusi strutturali. 

Organizza iniziative e incontri sul tema

Raccogli testimonianze anche in forma anonima e interloquisci con le strutture di Ateneo preposte.

 

Don't: 

Non minimizzare né fare commenti colpevolizzanti. 

Non porti come giudice o inquisitore: evita domande invadenti sui dettagli intimi o suggestioni di quello che “avrebbe dovuto fare”. 

Non forzare la vittima a rivelare l’accaduto o a prendere scelte immediate: lascia che sia lei a stabilire i tempi. Ad esempio, evita di prenotare appuntamenti per conto suo o di insistere sulla denuncia alle autorità se non è pronta. L’autonomia della persona va sempre rispettata.

Non fare pettegolezzi né condividere dettagli della vicenda con altre persone.

Non dare consigli giuridici; invece, incoraggia sempre a rivolgersi ai servizi di Ateneo dedicati (sportello antiviolenza, consigliera di fiducia, Commissione, Responsabile di dipartimento) per informazioni precise.